Restiamo a casa: ce lo ha ‘chiesto’ il Governo perché è l’unico modo per limitare il contagio da coronavirus.
Ridotti all’osso gli spostamenti, ecco dunque la casa diventa centrale: non più solo il posto dove rifugiarsi la sera, è anche l’ufficio di molti lavoratori obbligati allo smart working (lavoro agile), la scuola dei ragazzi impegnati nella didattica a distanza, la sala giochi di bambini che non vanno all’asilo, la palestra per chi ancora non ha perso occasione per mantenersi in forma con i corsi di pilates online, gli spazi dei nonni che a certe privazioni non si sono piegati, ma che hanno imparato a fare videochiamate pur di vedere i nipoti divisi tra una regione e l’altra.
In casa come prigionieri
Sui social, nei tanti collegamenti e dirette televisive, sui giornali, insomma ovunque politici, virologi, opinionisti e celebrità in questi 50 giorni ci hanno ripetutamente ‘invitati’ a restare a casa per limitare la diffusione del coronavirus e, mentre enunciavano “restiamo a casa” (quasi fosse un mantra), hanno svelato dettagli delle loro abitazioni che non avevamo mai visto prima.
Case diventate un set tv che, tra librerie fitte fitte (…fanno subito ‘intellettuale’), lussi e stravaganze da star, non sono più teatri immaginari, ma molto più «convenzionali» e simili alle nostre di quanto pensassimo.
Certo è più semplice restare “chiusi dentro” attici su due piani con terrazzo e ville con piscina, piuttosto che in un miniappartamento di 55 mq che non si presta più né a vivere né a convivere.
Non saranno i metri quadrati a salvare le persone, ma credo che noi tutti saremo inesorabilmente forzati a riesaminare il tetto sotto il quale ci è sembrato di soffocare assieme allo smartphone, vero protagonista di questi domiciliari.
Cambieranno le nostre case?
Abbiamo affrontato una condizione dell’abitare unica.
Il coronavirus ha ridisegnato la nostra quotidianità, facendoci riflettere al meglio sulla casa: lo spazio nel quale viviamo, la distribuzione e il dimensionamento dei suoi ambienti, la riscoperta delle terrazze come “palcoscènici della relazione”.
La pandemia ci ha forzati a riconsiderare i termini del nostro rapporto con l’ambiente domestico. Per dei fatti evidenti:
- Il mondo del lavoro dopo il Covid-19 potrebbe non essere più lo stesso, la tecnologia ci terrà più a casa. Del resto, lo abbiamo visto: i lavori di ufficio (professionisti, aziende, Pubblica Amministrazione) possono essere svolti nelle proprie abitazioni (in remoto) senza troppi intoppi.
- La Scuola e l’Università hanno retto, sia pure con le tante difficoltà emerse dal digital divide all’interno del Paese, consentendo la prosecuzione del percorso educativo e formativo di migliaia di studenti.
- Lo spostarci solo per necessità (al fine di contenere i contagi) ha aumentato il tempo trascorso in casa rivelando ambienti molto più affollati di prima (dato che si sta sempre tutti insieme) e la necessità di angoli dove trascorrere del tempo per noi.
Ci saranno nuove case da raccontare e saranno proprio i giovani (più istruiti e più consapevoli) il principale acceleratore del cambiamento delle nostre case: con le loro nuove esigenze, nuovi gusti, nuovi stili e nuovi modi di abitarle.
Gli effetti del virus sulle nostre case
In questo periodo analisti, sociologi, esperti del Real Estate stanno analizzando l’impatto dell’epidemia di coronavirus e il modo in cui sta condizionando l’evoluzione del panorama immobiliare italiano e globale.
Il Covid-19, che ha rallentato (temporaneamente) l’immobiliare, dovrebbe avere invece come conseguenza principale l’accelerazione di alcuni mutamenti già in corso, innescati dai progressi tecnologici e dall’evoluzione degli stili di vita, da cui deriveranno le alterazioni alla domanda e all’uso degli immobili.
È facile pensare che – una volta passata l’emergenza sanitaria – investimenti, compravendite, locazioni torneranno nella norma. Quasi sicuramente cambierà la domanda degli spazi per ufficio, gli acquisti online spingeranno la domanda dei locali adibiti alla logistica, ma la casa sembra rimanere un bene rifugio.
Sia pure con molte incertezze all’orizzonte, io penso che le nuove ‘condizioni’ di vita imporranno inevitabilmente una revisione sostanziale del contesto abitativo in cui viviamo o conviviamo.
E così finché la situazione rimarrà questa, ricordando perfettamente i momenti in cui, affacciata dal balconcino, pensavo sto impazzendo sempre dentro le stesse e troppe poche stanze della mia casa di Roma, rifletto sul fatto che sia arrivato davvero il momento di cambiare.